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24 Ottobre 2007

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"Moogg, inno alla varietà con eleganza e vintage"
Data: 24/10/2007
 Cultura
spettacoli pag. 53

GIOVANI SUONI. ATTIVI DAL 2003, PROPONGONO ORA «MOOGUGNI»

Moogg, inno alla varietà
con eleganza e vintage

di Gian Paolo Laffranchi

Passione e tecnica. Eleganza vintage, energia rock. E’ musica senza tempo, quello dei Moogg. Espressione di un progetto che non accetta compromessi in partenza e seduce con la forza della sua onestà. L’opera prima di una band matura, frutto del miscuglio di esperienze differenti. Un inno alla varietà in 6 tracce.
Il concetto è chiarito fin dall’apertura: «Classe 21» sposa raffinatezze d’antan a un riffaccio hard di quelli irresistibili. Eppure i Moogg non hanno affatto intenzione di semplificare un messaggio che è dichiratamente prog. Ecco dunque i virtuosismi: «Da dove sto chiamando» cita con orgoglio le colonne sonore della Blaxploitation (Isaac Hayes e dintorni). Da suggestioni figlie del Tema di Shaft si passa a una «Responsabilità» che è omaggio innegabile alla tradizione progressiva italiana. «Moogugni», poi, manifesto e fotografia del quartetto, ha ritmo incalzante e tastiere battistiane.
A differenza dei puristi del genere, i Moogg non temono di contaminarsi con la storia del pop. Hanno scelto un cammino ricco di insidie, ma anche di soddisfazioni. Il loro disco, registrato nello studio Camerablu di Ghedi, passa dalle atmosfere soffuse di «Lunalia» alla coda fiammeggiante di «Welfare botanico», un brano zappiano nell’anima, esempio di perizia che non sconfina nell’esercizio di stile.
I Moogg esistono dal 2003. Marco Dolfini (Profondo Porpora, Papa Jack Band, Avanzi di Balera) e Mr. Penny (Lollards) erano alle prese con «La buona novella» di De André, riarrangiata da Toni Gafforini per la compagnia La Nuvola. Dall’incontro nacque un trio, sperimentato subito dal vivo alla Tenda migranti della festa di Radio Onda d’Urto, anni ’70 fin dal nome (quasi identico al sintetizzatore simbolo di quel periodo, il celebre moog). La band, che vede Dolfini alla voce e alla batteria, Gafforini alle tastiere e Penny al basso, è diventata quartetto nel 2004 con l’arrivo del chitarrista Ivan Vanoglio (Mass Mind Rape, Plastic Moon; è anche produttore esecutivo).
Jazz, progressive, psichedelia e rock sono i pilastri del loro sound.
La prossima occasione per ascoltare i Moogg dal vivo capiterà il primo novembre alla Nave di Harlock, al Parco Ducos 2.
Moogg - Moogugni - (Camerablu 2007)

Dal sito MGBrescia

MOOGG - S/T (2007)

MOOGG Tracklist:

1.Classe 21
2.Da dove sto chiamando
3.Responsabilità
4.Moogugni
5.Lunalia
6.Welafare botanico


Jazz Rock.
Queste due parole racchiudono tra di loro un’infinita gamma di significati generati da più di mezzo secolo di Storia della Musica. Introspezione e allegria. Ironia e malinconia. Tutto dettato da note (blu) in grado di generare emozioni.
E sono emozioni quelle che suonano i Moogg in questo primo demo autoprodotto. Sei tracce in poco più di mezz’ora in grado di spaziare tra i più diversi generi. Jazz in primis, ma anche rock e prog suonati con eccezionale classe e gusto e supportati da una massiccia dose di tecnica indispensabile per il genere. Il lavoro è frutto di un anno di intense prove e clausura in studi lontano dai palchi, ma il risultato direi che premia oltre le mie personali aspettative la fatica dei quattro.
Il disco si apre in pieno stile Canterbury-prog con “Classe 21”, pezzo in grado di inserire in un’apertura jazzata un riff rock distorto e cadenzato in 4/4 con estrema naturalezza e senza sembrare minimamente forzato. Molto bello anche il testo, così come quello di “Responsabilità” e “Welfare botanico” (cit. da “Classe 21”: “…filmati su filmati mi hanno fatto quasi credere che tutto il mio passato sia stato in bianco e nero…”).
Con la seconda traccia "Da dove sto chiamando" si cambia registro e si passa alla fusion leggera dando libero sfogo alle trepidanti mani dei musicisti. Uno alla volta si ritagliano il proprio spazio, anche se a mio modo di vedere la bravura di Marco Dolfini (batteria) e Ivan Vanoglio (chitarra) si nota meglio nei pezzi di accompagnamento. L’incessante lavoro sui piatti del primo e la continua variazione di riff senza tenerne uno standard del secondo danno al pezzo, ma anche a tutto il demo, un continuo senso di freschezza e moto. Molto bello (e difficile), invece, l’assolo di basso, anche se onestamente non soddisfa a pieno. Le note suonate dal Precision di Penny non sono così espressive come dal vivo, ma lo stesso discorso vale per il chitarrista, anche lui penalizzato dalla registrazione e più espressivo se sentito sul palco.
Forse la registrazione può essere un limite dei Moogg visto che la complessità della proposta musicale avrebbe necessitato di una registrazione più professionale, anche se quella semi-casalinga di questo lavoro è più che buona e di gran lunga superiore alla media di altri lavori autoprodotti. Un po’ penalizzate anche le tastiere quando si fanno molto distorte, mentre limpido e cristallino è il suono sia del piano che della batteria.
Con “Responsabilità” si torna sul prog, ma questa volta di matrice italiana (PFM e Aerea sopratutti). È uno dei primi pezzi composti dai quattro e forse il mio preferito. Riesce ad unire alcune atmosfere più acide degli Area, ma senza risultare di così difficile ascolto. Forse può spiazzare la voce perché è semplicemente...”normale”. La cosa sorprende un po’ considerate le peculiarità compositive dell’accompagnamento e il cantato prog in italiano a cui ci ha abituati Stratos. Impossibile, comunque, alla fine del brano non canticchiare (e provare anche a suonarlo) il motivetto-guida.
Moogugni” è un altro pezzo che spiazza abbastanza l’ascoltatore, se non altro per la sua brevità. Sembra un intramezzo o una bozza di canzone lasciata appositamente incompiuta e generata da una session in studio. Da notare ancora il lavoro di Penny (bassista) che conferisce al tutto un tocco decisamente punk-jazz di scuola Pastoriusiana. Particolare il lavoro di basso anche nel resto del disco. Sempre molto contenuto e pacato, ma con eccezionali picchi nei solo e nell’accompagnamento di “Lunalia”.
I due pezzi finali sono i più autunnali del lavoro e forse gli unici che, per loro natura, se sentiti su disco rendono meglio che dal vivo. “Lunalia” in modo particolare risente fortemente dell’influenza di “Heavy Weather” dei Weather Report. In particolare Gafforini (tastiere) ha appreso molto bene la lezione di Zawinul nel creare un suono malinconico, ma non pacchiano.
Welfare botanico” è secondo me il punto debole di tutto il lavoro. Una suite di 14 minuti è tutt’altro che facile da realizzare, quindi va riconosciuto in primis il coraggio dei quattro. Il pezzo si potrebbe definire semicompiuto, nel senso che fila liscio dall’inizio alla fine, ma risente eccessivamente dell’influenza di Camel e Caravan. Le variazioni, poi, sono troppo contenute e il pezzo, quindi, finisce anche per annoiare un po’.

In definitiva, un disco estremamente godibile per la sua varietà e consigliato non solo agli amanti del genere. Anzi, forse lo consiglierei ancora di più a chi non mastica prog e creature simili visto che permette di farne una delicata conoscenza.

I MOOGG sono:
Marco Dolfini - batteria/voce
Toni Gafforini - tastiere
Penny - basso
Ivan Vanoglio - chitarra

Pubblicato:  Domenica, 09 Settembre 2007
Autore:  beavis
Punteggio:
Lingua: ita                                                                                Vai all'articolo su MGBrescia